«;La falce del destino è solo nelle mani tue, non c´è piú alcun limite in ciò che puoi, vuoi, hai, fai, in ciò che sei…»  Jago     «Non so dirti se ti amo, non so dirti chi sei, non saprei come darti la felicità  Emilia     «Non dirmi che sto sbagliando, non dirmi che sto impazzendo, la tua parola è veleno, fa che sia vero o ti giuro, questa mano ucciderà»   Othello     «Di ciò che io sono non chiedo perdono, perdono, non vedo piú chi sei tu, non so capirti, né odiarti, guardarti, perdonami…»   Desdemona     «Cancellerò il mio tempo, piangerò lacrime ma non saprò perché, camminerò nel vento per gridare il nome tuo…»   Cassio     «…i maligni pensieri… … credo che tu sia giusto e che tu non lo sia… …nell´ignoto mio destino…»

Othello :: opera rock

Scheda tecnica

Regia Mario Coccetti
Musiche Luc Devens - Glenn Corneille
Antoine Pütz - Mitch Mulders
Testi, arrangiamenti e adattamento musicale P-Risi
Coreografie Patrizia Proclivi
Costumi Cristina Gamberini
Disegno luci Gabriele Silva
Audio ed Editing musicale Marco Vallin - MV Studio
Regia video Lorenzo Cimmino
Scenografia La natura dell'uomo è duplice. Ama e odia, crea e distrugge.
L'immagine sociale è lo specchio di questa doppiezza.
Allo stesso modo, come riflesso di anime perdute in un mondo che non riconoscono più, vittime del trascorrere del tempo, incapaci di mantenere un ordine dentro e fuori loro stessi, i personaggi si muovono e vivono in un ambiente che mischia povertà e tecnologia, evoluzione e devastazione, in un impianto realizzato con tubi innocenti a vista e garze di copertura che creano luoghi concreti ma impalpabili, estranei e rassicuranti, mutevoli a seconda dell'uso che in esso viene compiuto.
I punti di vista, all'interno della struttura scenografica, diventano molteplici, come in un quadro di Escher, creando un'assenza di gravità resa più evidente dai corpi in movimento. Costumi Il tempo e l'immortalità, questi sono stati i concetti essenziali e risolutivi per la progettazione dei costumi.
Per rendere attuali i personaggi shakespeariani non bastava vestirli con abiti moderni ma trovare una formula che li rendesse, in maniera chiara e diretta, atemporali e all'avanguardia.
Relegarli in una fissità storica o in una porzione di spazio-tempo ben definita avrebbe privato i personaggi di quella immortalità che l'autore ha loro conferito.
Avendo come punto di riferimento le musiche, la scenografia e l'immagine di corpi che si muovevano nello spazio invertendo la gravità, l'ispirazione volge lo sguardo alla scena decadente del punk-rock inglese, allo stile cyber-dog e alle stravaganze degli stilisti emergenti giapponesi.
Sono stati scelti tessuti capaci di sottolineare la coesistenza di diversi effetti: strutture in microfibra, inserti spalmati con garze di lino, cotone e lane tricottate, tessuti naturali ruvidi al tatto con materiali tecnici scivolosi, lucidi e freddi.
Questi ultimi, in alcuni casi, sono stati invecchiati, stinti e manipolati in modo da acquisire un aspetto più vissuto e per sottolineare i tratti psicologici dei personaggi. Coreografie «I maligni pensieri sono già velenosi per se stessi.» Il pensiero è mutevole.
Il lavoro coreografico al quale si è dovuto far fronte nella messa in scena dello spettacolo parte proprio dal concetto della trasformazione continua e incessante che il pensiero subisce.
Nella nostra rappresentazione scenica si è creata la necessità di costruire, attraverso il linguaggio del corpo, una drammaturgia fisica capace di raccontare l'esternazione e in alcuni casi l'estremizzazione dei pensieri, delle emozioni e dei sentimenti, intesi nel loro significato più profondo e passionale.
Per questo motivo è stato necessario costruire un nuovo codice comunicativo, una semantica del corpo fatta di linee spezzate e interrotte, di scomposizione fisica, di torsioni e di disequilibri in cui la bellezza e l'armonia della forma vengono messe in secondo piano rispetto alla fisicità e alla bestialità dei corpi.
L'apparato coreografico in tutto lo spettacolo è in continuo divenire, un'incessante evoluzione e fusione dei corpi con gli elementi scenografici, con la storia e con i personaggi, un precario equilibrio tra razionale e caotico, tra passione e follia, in cui i maligni pensieri possono trovare la loro più profonda incarnazione.
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