| Regia | Mario Coccetti |
| Musiche | Luc Devens - Glenn Corneille Antoine Pütz - Mitch Mulders |
| Testi, arrangiamenti e adattamento musicale | P-Risi |
| Coreografie | Patrizia Proclivi |
| Costumi | Cristina Gamberini |
| Disegno luci | Gabriele Silva |
| Audio ed Editing musicale | Marco Vallin - MV Studio |
| Regia video | Lorenzo Cimmino |
L'immagine sociale è lo specchio di questa doppiezza.
Allo stesso modo, come riflesso di anime perdute in un mondo che non riconoscono più, vittime del trascorrere del tempo, incapaci di mantenere un ordine dentro e fuori loro stessi, i personaggi si muovono e vivono in un ambiente che mischia povertà e tecnologia, evoluzione e devastazione, in un impianto realizzato con tubi innocenti a vista e garze di copertura che creano luoghi concreti ma impalpabili, estranei e rassicuranti, mutevoli a seconda dell'uso che in esso viene compiuto.
I punti di vista, all'interno della struttura scenografica, diventano molteplici, come in un quadro di Escher, creando un'assenza di gravità resa più evidente dai corpi in movimento. Costumi Il tempo e l'immortalità, questi sono stati i concetti essenziali e risolutivi per la progettazione dei costumi.
Per rendere attuali i personaggi shakespeariani non bastava vestirli con abiti moderni ma trovare una formula che li rendesse, in maniera chiara e diretta, atemporali e all'avanguardia.
Relegarli in una fissità storica o in una porzione di spazio-tempo ben definita avrebbe privato i personaggi di quella immortalità che l'autore ha loro conferito.
Avendo come punto di riferimento le musiche, la scenografia e l'immagine di corpi che si muovevano nello spazio invertendo la gravità, l'ispirazione volge lo sguardo alla scena decadente del punk-rock inglese, allo stile cyber-dog e alle stravaganze degli stilisti emergenti giapponesi.
Sono stati scelti tessuti capaci di sottolineare la coesistenza di diversi effetti: strutture in microfibra, inserti spalmati con garze di lino, cotone e lane tricottate, tessuti naturali ruvidi al tatto con materiali tecnici scivolosi, lucidi e freddi.
Questi ultimi, in alcuni casi, sono stati invecchiati, stinti e manipolati in modo da acquisire un aspetto più vissuto e per sottolineare i tratti psicologici dei personaggi. Coreografie «I maligni pensieri sono già velenosi per se stessi.» Il pensiero è mutevole.
Il lavoro coreografico al quale si è dovuto far fronte nella messa in scena dello spettacolo parte proprio dal concetto della trasformazione continua e incessante che il pensiero subisce.
Nella nostra rappresentazione scenica si è creata la necessità di costruire, attraverso il linguaggio del corpo, una drammaturgia fisica capace di raccontare l'esternazione e in alcuni casi l'estremizzazione dei pensieri, delle emozioni e dei sentimenti, intesi nel loro significato più profondo e passionale.
Per questo motivo è stato necessario costruire un nuovo codice comunicativo, una semantica del corpo fatta di linee spezzate e interrotte, di scomposizione fisica, di torsioni e di disequilibri in cui la bellezza e l'armonia della forma vengono messe in secondo piano rispetto alla fisicità e alla bestialità dei corpi.
L'apparato coreografico in tutto lo spettacolo è in continuo divenire, un'incessante evoluzione e fusione dei corpi con gli elementi scenografici, con la storia e con i personaggi, un precario equilibrio tra razionale e caotico, tra passione e follia, in cui i maligni pensieri possono trovare la loro più profonda incarnazione.
