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L’uomo del monte ha detto sì!

 

 

E lo diceva in una vecchia pubblicità degli anni ottanta in cui la maturazione di alcuni ananas, a discapito di altri, veniva affidata alla scelta di un solo uomo.

 

 

 

Il bel tipo con cappello a falda larga, di bianco vestito, con il volto riposato e l’aria per niente accaldata, girovagava con una macchina d’epoca tra le colture dei campi alla faccia dei lavoratori che, contrariamente al loro datore di lavoro, mangiavano polvere tra i camion carichi di prodotto da inscatolare e non venivano nemmeno inquadrati nel primo piano della catena di raccolta.

 

Ora, a pensarci bene, la situazione non è che sia cambiata poi molto e, anche se ci affatichiamo a dire che tutti gli uomini sono uguali, che hanno uguali diritti e godono di pari dignità, nei fatti stabilire la distanza tra chi comanda e chi subisce il potere rimane una priorità indiscutibile.

 

L’uomo del monte che diceva sì, era ben attento a non avvicinarsi ai suoi lavoratori, tanto che il suo cenno di approvazione veniva visto solo da un collega, vestito come in un safari, che con un cannocchiale lo spiava a distanza. Per non farsi mancare nulla, infine, l’uomo del monte che diceva sì, concludeva la sua stancante giornata sotto una veranda assolata in cui si faceva servire lo stesso ananas che aveva poc’anzi approvato.

 

L’uomo del monte, siamo sicuri, non disprezzava i suoi lavoratori, anzi, con ogni probabilità li esortava a fare del loro meglio, li incitava a credere nei propri sogni, li spronava a non arrendersi mai e a tenere alto l’onore dell’ananas, perché così era più semplice tenere vivo e stabile il fatturato sul raccolto. Siamo sicuri che l’uomo del monte non si sarebbe mai sognato di dire pubblicamente ciò che realmente pensava dei suoi lavoratori perché, nel bene o nel male, questo avrebbe dato un'idea chiara della sua posizione nei confronti del lavoro e dei suoi sottoposti. Fatto sta che questa ambiguità gli concedeva il diritto di dire di sì su alcuni ananas e di dire no su altri ananas.

 

 

 

Ma se ci fosse stata una parità, vera e reale tra capo e lavoratore, entrambi avrebbero selezionato gli stessi ananas? Questo purtroppo non possiamo dirlo, perché l’uomo del monte che diceva di sì non ha mai permesso che questo accadesse. Certo è che se ci fosse stata veramente la possibilità di un popolo di scegliere il meglio per il proprio popolo, le cose sarebbero andate diversamente.

 

Il rischio è sempre quello: se un uomo, anche se dice spesso sì, decide per tutti, si finisce che non si decide più niente con la propria testa su niente, in attesa che ci venga servita una minuscola parte dell'ultima fetta di ananas dimenticata sul fondo della lattina vuota.

 

 

 

 

 

Hasta luego ! 

 

 

 

 

 

 

La nostra voce interiore in questo momento ci suggerisce di aprire i confini e collaborare con realtà parallele alla Quarta ma con le quali condividiamo un punto di vista comune.

 

 

È questo il caso di The Harvest, una produzione di SMK Video Factory che sta realizzando un documentario sul caporalato, piaga sociale che vede coinvolti lavoratori sfruttati nei campi di raccolta e che vengono impropriamente dopati per aumentare la produttività dell'azienda agricola. I protagonisti di questo abominio sono prevalentemente stranieri indiani che, non potendosi avvalere degli ovvi diritti umani, si vedono costretti ad accettare condizioni lavorative aberranti.

 

La SMK Video Factory ha avviato un percorso di crowdfunding per la coproduzione popolare su Produzioni dal basso, chi vuole può contribuire secondo la sua possibilità accedendo a questo link.

 

Diversi artisti hanno aderito a questo progetto mettendo a disposizione la loro professionalità. Noi saremo presenti sul fronte coreografico. Se potete, sostenete il progetto.

 

 

 

 

 

 

 

Nel mese di maggio, inoltre, continueremo la ricerca coreografica e residenziale di Diacronico. Le imminenti tappe saranno a Reggio Emilia e Bologna, mentre nei prossimi mesi ci sposteremo tra Roma e Milano.

 

Diacronico è un progetto ampio che mette insieme idee, sinergie e professionisti creativi, infatti oltre al lavoro coreografico si avvale della professionalità di un videomaker che racconta il progetto attraverso foto, immagini e video e di uno scrittore che scandisce il tempo e il concetto della diversità con le meravigliose parole di Weirdo, uno dei tanti freak invisibili che mette a nudo se stesso nell'omonimo blog.

 

Seguiteci e siate partecipi allo sviluppo di Diacronico

 

su facebook: https://www.facebook.com/diacronicoproject/

 

sul sito: http://www.diacronico.org/

 

e sul blog: http://weirdoilfreak.blogspot.it/

 

 

 

 

 

 

 

  

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